Come riconoscere i problemi non-problemi

Hey, ciao!

Quest’anno per me il Blue Monday è arrivato decisamente in anticipo: ormai sono un paio di settimane che rispondo “male!” a tutti i pazienti che, entrando in ambulatorio, mi chiedono come sto. Per chi non lo conoscesse, il blue monday è il terzo lunedì del mese di gennaio, ed è considerato “il giorno più triste” per chi vive nell’emisfero nord.

Però non sono qui a lagnarmi anche con voi, ma per condividere una domanda da porre a sé stessi che ho letto ultimamente su un bel libro (ne parlo meglio qui sotto) e che mi è rimasta particolarmente incollata addosso.

Tutti abbiamo problemi nella vita: c’è chi dice che sono il sale, che sono quelli che ci migliorano, che se non ci fossero sai che noia… Però ecco, ci capita molto, molto spesso anche di struggerci per delle situazioni che non sono dei veri problemi: sono tutte quelle situazioni che sono semplicemente lo stato delle cose, non hanno una vera soluzione, e possono essere solo accettate. Io ho finito per chiamarli “problemi di gravità”, facendo mia la definizione di Bill Burnett in Design your Life che, in breve, dice: non vedi nessuno lamentarsi perché gli oggetti cadono verso il basso, ma tutti accettiamo la gravità semplicemente come lo stato delle cose.

Però a volte è difficile capire se questo problema che abbiamo di fronte è una cosa o l’altra, specialmente quando il problema riguarda noi stessi, il nostro carattere, un nostro aspetto che cerchiamo di correggere da una vita, o un’idiosincrasia che ci mette spesso nei guai. E la domanda di cui vi parlavo prima aiuta proprio a fare luce su questo dubbio, ed è:

E se non ti liberassi mai di questo problema, o di questa idiosincrasia? Se provi ad immaginarti che te la porti fino alla tomba, come ti sentiresti al riguardo?

Se sentiamo di poterci fare i conti, di poterci convivere e non aver rimpianti se quel tratto ci accompagnerà fino alla morte… allora beh, probabilmente non è un problema. Al massimo è una sfaccettatura di noi stessi che ci definisce ma non ci limita, semmai ci spinge a migliorarci.

Ad ogni modo, questa settimana riaprirò le iscrizioni per GLP-1 LAB, il mio percorso per aiutare a perdere almeno 10-15 kg in modo sicuro e duraturo tramite farmaci GLP-1 agonisti, quindi se non l’hai già fatto questo è un buon momento per iscriverti alla lista d’attesa, perché comincerò a chiamare da lì e ci sono solo 7 posti disponibili.

Alla prossima settimana, bella!

Riccardo

❤️ Le cose che ho amato di più:

🎬 Serie TV – Fallout, Prime video

Non vi ammorberò anche questa settimana con Pluribus, ora che è finito (per quanto, se non l’avete ancora visto… è ancora lì che vi aspetta su Apple TV) ma volevo raccontarvi di questa seconda stagione uscita da poco su prime video di questa serie tratta da un famosissimo videogioco: curata da Jonathan Nolan, fratello e collaboratore del più famoso Christopher, credo rappresenti meglio di altre il motivo per cui Hollywood è stata sovvertito da questi player che vengono dalla Sylicon Valley. La scrittura è funzionale, intelligente al punto giusto e ammicca giustamente di continuo ai fan del videogioco. Gli interpreti sono di livello, e se ne riconoscono moltissimi qui e lì per ruoli più o meno lunghi e importanti. Ma la produzione è fuori di testa: la quantità di set, di effetti di CGI, la varietà e quantità di comparse, costumi e trucchi sono un trionfo di opulenza. Ora, non so quale fosse il budget, ma sono piuttosto sicuro che ci uscivano una ventina di film italiani. Forse 30.

📚 Libro – 4000 settimane, o “Come fare ad avere più tempo?”, Oliver Burkeman

In questo libro, peraltro uno dei molti casi in cui la traduzione italiana rovina un ottimo titolo originale, l’autore inizia da un assunto semplice e antico per liberarci da una terribile e diffusissima ansia moderna. L’assunto iniziale lo definirei stoico: abbiamo davvero poco tempo su questa terra, circa 4000 settimane a testa, quindi mettiamocela via: non riusciremo mai ad avere il tempo per leggere ogni libro che vogliamo leggere, visitare ogni paese che vogliamo esplorare, e in generale vivere ogni vita che vorremmo sperimentare. Questo approccio al tempo è inizialmente doloroso, ma poi liberatorio e si oppone al moderno concetto di “produttività” che tenta di inserire quante più cose per unità di tempo e sembra una perfetta soluzione alla complessità dei tempi moderni, ma che poi finisce per acuire quest’ansia, questa FOMO. Nonostante questa premessa vi assicuro che è un libro scorrevole, leggero, ironico e filosofico, zeppo di spunti interessante e meritevole di essere gustato con calma, anche più volte.

🎬 Il mio video di questa settimana:

Anche questa settimana non sono arrivato a pubblicare un mio video, ma ho fatto una comparsata sul canale del mio amico Mattia Romano, dietista. Se vi mancavano i miei video di debunking, stavolta si è cimentato lui a mettere in evidenza un po’ di castronerie che girano sui social e, come me, ci è andato fin troppo leggero 🙂

✍️ Citazione della settimana:

Le decisioni sono buone anche se i risultati non lo sono. Lo stesso vale per il processo della creatività generosa. Il processo è ingegnoso anche se il lavoro specifico non trova risonanza, anche se l’arte non vende, anche se non siete soddisfatti della reazione della critica. Questo perché ciò che cerchiamo e il modo in cui creiamo non sono la stessa cosa. La rassicurazione è irrilevante e concentrarsi sui risultati a scapito del processo è una scorciatoia che annienterà il vostro lavoro.

La pratica, Seth Godin

(Tornata a galla grazie a Readwise. Provatelo con questo link e sia io che voi avremo un mese gratuito extra!)

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