Hey, ciao!
Per la prima volta da più di un anno la settimana scorsa questa newsletter si è presa una pausa: il motivo è che sono saliti degli amici a Trento e siamo andati qui dietro casa, in Val di Fassa (qui sotto una prova fotografica mentre raggiungevamo il rifugio Principe, sul Catinaccio).

Ma ciancio alle bande, oggi terminiamo la terza e ultima puntata della saga delle Case di Comunità (trovate la prima puntata qui, mentre la seconda qui).
Fino ad ora ho raccontato di come sono stati accettati i miliardi del PNRR per riformare la medicina territoriale. L’unico risultato è stato tirar su qualche nuova palazzina e riqualificarne quelle che erano già lì, ma senza proporre una vera riforma che ascoltasse le esigenze del territorio e di chi ci lavora dentro con il risultato che le palazzine sono rimaste perlopiù vuote.
Ah no, in effetti una cosa è stata fatta per riempirle. Dovete sapere che nonostante noi medici di base siamo dei liberi professionisti, abbiamo degli obblighi verso il sistema sanitario che vengono sanciti da un accordo che si chiama ACN (Accordo Collettivo Nazionale), stipulato tra le regioni (SISAC) e i sindacati e che viene poi recepito e attuato da successivi AIR (Accordi Integrativi Regionali).
Questi accordi definiscono i nostri doveri, ad esempio obbligo di domiciliare a persone intrasportabili, avere l’ambulatorio aperto al pubblico almeno 3 ore al giorno e così via. E definiscono anche i nostri diritti, cioè ad esempio non avere diritto alle ferie se non ti trovi un sostituto, non avere diritto alla malattia se non ti trovi un sostituto, avere diritto a pagarti da solo l’ambulatorio, se un paziente ti denuncia ti arrangi tu con la tua assicurazione noi non c’entriamo niente… e altre cose di questo tipo.
Ecco, nell’ultimo anno è stato firmato un ACN che introduce la figura del Ruolo Unico: basta distinzione tra medico di base e guardia medica, d’ora in poi ci sarà solo questo ruolo unico che è un medico di base che fa ANCHE la guardia medica. Facile, no?
Alcune considerazioni sparse:
- I medici già in servizio non li potevano obbligare, quindi hanno costretto “solo” i giovani che prenderanno servizio d’ora in poi. In questo modo nessuno si è lamentato. Hanno previsto la totale mancanza di solidarietà dei medici più anziani che ovviamente non c’è stata (dividi et impera).
- Chi prende questo contratto parte col Debito orario. Un po’ come a scuola quando venivi bocciato e prendevi il debito solo che qui ci parti appena firmi per iniziare.
- Le mansioni da attribuire a questo debito orario sono demandate alle singole aziende sanitarie (manco alle regioni), quindi ci sono posti in cui si lavora in CdC, altri nei centri vaccinali, in altri non si fa niente… I medici generali sono diventati ufficialmente i tappabuchi del SSN, peggio dei dipendenti e senza le tutele dei dipendenti.
Ora, riuscite ad immaginare cos’è successo nel momento in cui tutti i giovani in formazione di Medicina Generale si sono trovati con questo contratto davanti? Esatto, si sono messi a fare QUALSIASI COSA tranne che prendere servizio. L’esempio più eclatante che ho sentito era nella ASL di Lodi, dove hanno preso servizio 5 giovani medici su più di 115 posti disponibili.
Capiamoci bene: non è che non ci sono medici formati in medicina generale, ci sono. Pochi, sempre meno, insufficienti rispetto alle necessità perché è una carriera meno attrattiva e una formazione meno remunerativa di una specializzazione, ma ci sono. E’ che non vogliono prendere servizio perché quei pochi che ci sono vengono pure presi a pesci in faccia.
Vengo alla conclusione perché altrimenti non ne usciamo più da questa saga.
Dato che pochissimi, per necessità, hanno accettato questo Ruolo Unico è finito che le CdC hanno continuato ad essere vuote.
Nella scorsa puntata ho parlato della riforma del Ministro Schillaci, presentata in pompa magna ad aprile 2026 e già morta a giugno. Il problema è che c’era il prestito del PNRR da salvare entro giugno, e quindi in qualche maniera e in fretta in furia le regioni hanno firmato assieme al sindacato di maggioranza (che, dice, ha accettato “per responsabilità”) un pre-accordo già operativo secondo cui tutti i medici, anche quelli già in servizio e precedenti al ruolo unico, ora avranno il debito orario e dovranno prestare obbligatoriamente servizio nelle CdC per 38 euro l’ora (cioè, nette, circa 25?).
First reaction, shock.
Second reaction: era totalmente prevedibile. Non era assolutamente la prima volta che accadeva qualcosa di simile e personalmente l’ho sentita arrivare da lontanissimo. Ora tantissimi colleghi stanno gridando alle dimissioni, tutti che se la prendono col sindacato, stanno nascendo come al solito dei “gruppi di resistenza” per protestare contro tutto questo ma che verosimilmente non porteranno a nulla perché… Beh, tutto il solito circo che si è già visto negli ultimi anni.
Si era già visto ogni volta che si faceva a pezzi un pezzetto di autonomia della Medicina Generale e ogni volta che si scaricava su di essa l’ennesima inefficienza del SSN, il tutto in mezzo ad un’utenza che urla che “‘sti medici di base sono inutili e strapagati, fatemi curare come voglio io direttamente con gli specialisti”.
E i medici di base strepitano “dimissioni, dimissioni!” ma poi alla fine tornano a lavorare, perché altrimenti cosa vai a fare se ti licenzi veramente? In fondo il nostro pezzo di carta non è neanche una specializzazione e non vale nulla a nessun concorso, lo sapevamo già prima di prenderlo.
Quindi ecco, questo è quello che penso della situazione attuale della Medicina Generale. Mi scuso con tutti per l’amarezza che traspare da queste righe, e in particolare coi tanti studenti di medicina e corsisti in formazione che mi scrivono chiedendomi un parere su questa splendida professione perché sì, è splendida, ma ritengo sia stata completamente fatta a pezzi e ho recentemente smesso di illudermi al riguardo.
Non puoi più chiamarla “libera” professione se non puoi più decidere QUANTO lavorare, DOVE lavorare, CON CHI lavorare. Non sei un “libero” professionista se non puoi decidere cosa firmare o quando staccare, e di fatto hai un datore di lavoro che ti manda a lavare i piatti nel retrobottega quando vuole. E il tutto per uno stipendio che sulla carta appare enorme, ma quando lo spogli delle ferie e delle malattie non pagate, dell’assenza di tredicesima, quattordicesima o TFR, quando ci togli l’affitto, le utenze, la segretaria e l’infermiera da pagare rimane una cifra striminzita che davvero, non si esagera a dire “il mio amico idraulico prende di più”.
Vi saluto con questa leggerissima nota di amarezza, ma davvero non trovo altri pensieri o sentimenti al riguardo, nemmeno per un saluto ottimistico. Se ne avete voi fatemeli pure arrivare rispondendo a questa email.
Alla prossima settimana, bella!
Riccardo

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