Hey, ciao!
Nel mio ultimo video ho accennato in maniera molto veloce, quasi maccheronica, a come funziona l’infiammazione e nei commenti qualcuno mi ha addirittura ringraziato per averlo aiutato a capirla meglio. Mi ha strappato un sorriso perché a me sembrava di averla spiegata malissimo. Ad ogni modo, quel commento mi ha fatto capire quanto poco si parli davvero di infiammazione, nonostante la sentiamo nominare in continuazione.
È un po’ come quei termini medici che usiamo tutti i giorni senza sapere davvero cosa significhino. “È solo un’infiammazione”, “Hai un’infiammazione cronica”, “Devi prendere degli antinfiammatori”. Ma cosa vuol dire veramente?
Quella acuta la capiamo tutti: ti fai male, si gonfia, fa male, diventa rosso, aspetti un po’ e il corpo si ripara. Fine. Ma quella cronica? È tutto un altro discorso. Non la vedi, non sempre fa male, non sempre sai da dove viene. Eppure ti dicono che c’è, ed è pure collegata a obesità, diabete, alzheimer, endometriosi, depressione, cancro. Praticamente tutto.
Ed è qui si comincia a non capirsi più.
Perché online trovi nutrizionisti che ti vendono la dieta antinfiammatoria, fisioterapisti che ti spiegano come l’infiammazione è alla base di ogni tuo dolore, influencer che ti dicono quali integratori prendere per “spegnerla”. E tutto sembra avere senso, no? Se l’infiammazione causa tutte queste malattie, allora va tenuta a bada ad ogni costo.
Peccato che la medicina “vera” affronti il problema in modo completamente diverso.
Nelle linee guida internazionali, l’infiammazione cronica di basso grado non è considerata una malattia. Non ha un codice diagnostico, non è qualcosa che “hai” o “non hai”. È piuttosto un fattore di rischio, un meccanismo che lega tra loro diverse condizioni. E’ un po’ come il fumo: non è una malattia (al massimo una dipendenza), ma aumenta il rischio di tante malattie diverse.
In cardiologia sappiamo che gioca un ruolo nell’aterosclerosi, ma le linee guida europee fino a poco tempo fa sconsigliavano addirittura di misurare i marker infiammatori perché aggiungevano poco ai fattori di rischio e agli indicatori tradizionali. Per il diabete e l’obesità, le linee guida non ti dicono di prendere antinfiammatori: ti dicono di dimagrire, fare attività fisica, controllare la glicemia. Cose che, indirettamente, riducono anche l’infiammazione. Ma quella è una conseguenza, non l’obiettivo.
Non esistono farmaci approvati per “curare l’infiammazione cronica”. Esistono farmaci per malattie specifiche (artrite reumatoide, psoriasi), ma sono condizioni diverse con meccanismi diversi.
Provo a dirla in maniera diversa: dire “ho l’infiammazione cronica” non afferma nulla su quale sia il problema reale, né cosa fare. Può essere un segnale, ma non la malattia.
Allora perché se ne parla così tanto? Perché vendere la soluzione a un problema vago è più facile che spiegare la complessità delle malattie croniche. “Combatti l’infiammazione” suona bene, è semplice, ti dà un nemico da sconfiggere.
Si può fare lo stesso discorso con il detox di qualche anno fa, o anche con l’insulino resistenza, altra grande protagonista dei social di questi tempi. Magari ne parliamo un’altra volta.
Fateci caso: vi è mai capitato di sentirvi dire “hai un’infiammazione cronica”, e poi vi hanno spiegato cosa significasse veramente? Non credo…
Alla prossima settimana, bella!
Riccardo
❤️ Le cose che ho amato di più:
📽️ Film – Schegge di Paura, di Gregory Hoblit con R. Gere ed E. Norton (1997)
Per motivi non chiari questa settimana ho recuperato questo film che consacrò al grande pubblico Edward Norton, e che avevo fin da allora lì in quello spazio della mia testa, speciale e menzognero. Quello che dice: “prima o poi lo vedo”. Non posso parlare della trama perché credo che gli spoiler non vadano fatti nemmeno 28 anni dopo l’uscita di un’opera, quindi mi limiterò a delle osservazioni sparse.
- Cavolo se era affascinante Richard Gere, ma ne sono più usciti di attori simili dopo di lui?
- Anche questi thriller investigativi erano tipici di quell’epoca (Seven, i Soliti Sospetti… potrei citarne a dozzine) però poi sono andati a scomparire, peccato! (o forse hanno solo cambiato forma?)
- Vedere questo film mette il più famoso Fight Club in un’ottica completamente diversa
🎬 Il mio video di questa settimana:
10 Miti sul Dimagrire coi farmaci
✍️ Citazione della settimana:
Provare a vivere nel momento implica che siamo in qualche modo separati da esso, e che quindi ci troviamo nella posizione di viverlo o meno. Nonostante gli inviti a rilassarsi, quindi, il tentativo di esistere «qui e ora» è solo un’altra strumentalizzazione per sfruttare il presente come un fine, nello sforzo di mantenere il controllo sul tempo che scorre. E, come al solito, non funziona.
“Come fare per avere più tempo?: Time management per comuni mortali”, Oliver Burkeman
(qui in versione cartacea, con altro titolo: “4000 ore alla settimana” che sarebbe quello giusto poi)
(Tornata a galla grazie a Readwise. Provatelo con questo link e sia io che voi avremo un mese gratuito extra!)
Lascia un commento