Hey, ciao!
Ci sono alcune domande che magari non viene da fare in ambulatorio, ma che, se hai un amico medico, prima o poi gli butterai lì.
Ad esempio, una che ho ricevuto più volte è: «Ma la Coca Zero fa male?»
Ebbene, proprio questa settimana Examine (un sito che passa al setaccio gli studi su nutrizione e integratori, molto interessante) ha pubblicato un’analisi che mi permette di spiegarlo meglio.
Partiamo dalle basi. I dolcificanti di cui parliamo sono quelli “non nutritivi”, cioè che danno il sapore dolce senza portare calorie (o quasi): l’aspartame (quello della Coca Zero e di buona parte delle bibite light), il sucralosio (il famoso Splenda), la stevia (che è un estratto di una pianta sudamericana), la saccarina (la nonna di tutti gli altri, scoperta nell’Ottocento) e qualcun altro.
Se li paragoniamo allo zucchero, allora sembrano vincere di parecchio.
In uno studio del 2012 un gruppo di persone ha bevuto un litro di bibita zuccherata al giorno per sei mesi: il grasso nel fegato è aumentato del 134%. Chi beveva la stessa quantità di bibita light, o di acqua, non ha avuto nessun aumento. Abbiamo pure la controprova: in un altro studio, chi beveva abitualmente bibite zuccherate ed è passato alla versione light ha visto il grasso nel fegato scendere di circa un quarto in 12 settimane.
Quindi se oggi bevete bibite zuccherate tutti i giorni, passare alla versione zero è uno scambio vantaggioso, su questo non ci piove.
Però se li paragoniamo invece all’acqua… allora il discorso non è così netto.
Magari avete letto in giro dei titoli tipo “i dolcificanti aumentano il rischio di diabete”. Ecco, questo è meno vero. Questa idea viene da studi osservazionali, cioè si prendono migliaia di persone, si guarda chi beve bibite light e chi si ammala. E risulta che chi le beve si ammala di più.
Il punto è che chi sceglie la versione zero lo fa proprio perché ha già qualche chilo di troppo, magari anche la glicemia un po’ alta e un medico che gli ha detto di fare attenzione, che se continua così finisce per diventare diabetico. È un po’ come scoprire che chi usa le stampelle ha avuto più fratture: direste che la colpa è delle stampelle? Non credo.
Per capire cosa c’è di vero bisogna guardare una meta-analisi che accorpa 21 studi sperimentali che confrontavano i dolcificanti con un placebo (non con lo zucchero, sennò vincevano facile).
Risultato: chi prendeva dolcificanti aveva un’insulina a digiuno e un’emoglobina glicata un pelo più alte, ma nessun effetto su glicemia a digiuno e colesterolo.
Anche se presenti, onestamente si tratta di variazioni troppo, troppo piccole per dire che possano avere un ruolo nello sviluppo del diabete (parliamo di 0,07 punti percentuali).
Questo studio però ha confermato una cosa che sapevamo già, e che secondo me è molto più interessante, ossia che nelle persone che stavano seguendo un programma per dimagrire, il consumo di queste bibite light è risultato ininfluente sulla perdita di peso.
Insomma, nel caso in cui ci fosse bisogno di ricordarlo, pensare di stare a dieta solo perché si mette il Dietor nel caffè è piuttosto inutile. E anche bere il caffè amaro, a dirla tutta, ha la stessa efficacia.
Anzi, può persino essere controproducente, perché poi si finisce per giustificare un mezzo bignè con la crema da 300 calorie perché “in fondo mi sono risparmiato quelle 20 calorie del cucchiaino di zucchero”.
Volendo riassumere al massimo, direi: se bevete spesso bibite zuccherate, allora passare alla versione zero è vantaggioso. Ma bere acqua è meglio tutta la vita.
E se proprio vi piace il dolce senza zucchero, forse stevia e aspartame sono un pochino meglio di sucralosio e saccarina, ma ci sono poche certezze.
Chiunque dica con assoluta certezza che i dolcificanti sono veleno mortale, o al contrario che sono innocui come l’acqua, sta dicendo più di quanto la scienza sappia al momento.
Alla prossima settimana, bella!
Riccardo
❤️ Le cose che ho amato di più:
📚 Libro – Vertigine, Beatrice Mautino
Era rimasto lì sulla pila dei libri da leggere per fin troppo tempo e, quando finalmente mi sono deciso a prenderlo in mano, mi sono chiesto perché non l’avessi fatto prima.
L’autrice parte dalla sua esperienza personale per raccontare quei casi in cui la scienza (o l’antiscienza) è riuscita a generare delle storie talmente forti da far vacillare anche i più scettici tra noi.
Parla allora degli imbonitori più recenti, dal caso Stamina a quello Di Bella, poi va ad approfondire cosa c’è di fondato nell’osteopatia (spoiler: molto, molto poco), e infine atterra su storie forse altrettanto controverse, ma decisamente più fondate come la fecondazione in vitro o la scoperta dei farmaci GLP-1 agonisti.
Che altro posso aggiungere? Solo: se diventassi bravo anche solo la metà di Beatrice Mautino, sarei comunque il doppio più bravo di quanto potrei mai sperare di diventare.
🎬 Serie TV – Brooklyn Nine-Nine
In queste settimane sto recuperando questa comedy che a quanto pare è rimasta come punto di riferimento per molti miei amici, ma di cui non avevo mai sentito parlare fino a praticamente l’altro ieri. Finora sinceramente non riesco a metterla sullo stesso ripiano di Modern Family o How I Met Your Mother, e sicuramente nemmeno sullo stesso di The Office e Arrested Development.
Il problema è che trovo piuttosto prevedibili sia la scrittura delle gag, sia quella che collega tra loro le puntate. Eppure devo ammettere che regala svariate gemme memorabili, e anche gli attori sono bravissimi a farci connettere col loro personaggio (e non solo il grande Andy Samberg / Jake Peralta).
Insomma, faccio il sostenuto, ma sono arrivato in un soffio alla quarta stagione e non ho intenzione di mollarla, un motivo ci sarà.
✍️ Citazione della settimana:
Come per altre declinazioni della trappola dell’efficienza, guadagnare tempo è controproducente in termini di quantità, perché ogni momento libero è destinato a riempirsi, e di qualità, perché tentando di rimuovere le mansioni seccanti probabilmente elimineremo anche qualcosa del cui valore non eravamo a conoscenza.
4000 settimane, Oliver Burkeman
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