Hey, ciao!
Queste settimane sono costantemente alle prese con una decisione difficile riguardo la mia carriera. Forse sono giunto ad una conclusione, visto che ormai ho cominciato a parlarne con gli altri. Ma non vi tedierò qui con questo, ci farò a breve un vlog.
Oggi piuttosto volevo parlare dell’importanza del conoscere i limiti delle diverse figure professionali. Questo ha un impatto sulla salute soprattutto reale, ma anche su quella digitale. Mi spiego meglio.
I limiti di cui parlo sono determinati persino dalla legge: un farmacista non può raccogliere anamnesi, fare diagnosi e proporre rimedi. Un fisioterapista non può richiedere risonanze. Un biologo nutrizionista non può “suggerire” esami del sangue e formulare diete per patologie specifiche.
Nonostante tutti esempi rappresentino un abuso di professione medica, sappiamo benissimo che tutte queste cose accadono invece quotidianamente perché, in fondo, solamente i casi più eclatanti vengono poi realmente perseguiti. Ad esempio quello di Panzironi, giornalista, e la sua dieta per vivere 120 anni.
Medici, fisioterapisti, dietisti, infermieri e altre figure professionali formate in ospedale sono di solito più coscienti di questi limiti perchè ci vengono formati sopra: una buona struttura gerarchica consiste anche nel conoscere il proprio ruolo e rispettare quello degli altri. Altre invece disconoscono questi ruoli e giocano volontariamente sull’ambiguità: si schiaffano un camice, un “dott.” Davanti al nome e danzano sul grigio normativo finchè possono.
Ora, mi rendo conto che di solito questi sconfinamenti sono animati dalle migliori intenzioni, ma il problema è che sono troppo spesso errati, imprecisi o avventati. Anche con tanta esperienza nel campo, queste figure di solito mancano del metodo necessario per prendere quelle decisioni e finiscono piuttosto per somigliare all’estetista che consiglia integratori per la psoriasi, o alla segretaria dello studio medico che pensa di averne viste abbastanza da dispensare consigli a sua volta (anche questi, altri due esempi di mancata consapevolezza dei propri limiti).
Nei casi “migliori” questi pazienti arrivano da noi medici confusi, oppure convinti di soluzioni campate in aria, e almeno riusciamo a metterci una pezza. Il più bello che mi è capitato di recente: una ragazza sicura di avere la ritenzione idrica perché gliel’aveva detto la sua biologa nutrizionista con la bioimpedenziometria (che stima la composizione corporea, mica diagnostica una ritenzione idrica).
Siamo onesti, però. La maggior parte delle persone resta semplicemente convinta di aver ricevuto un buon consiglio e, se può, lo segue e basta, senza passare dal proprio medico. Nei casi migliori buttano soldi in procedure o integratori inutili, o cambiano qualcosa nella loro vita senza motivo. Nei casi peggiori ritardano una diagnosi o una cura importante.
Ad ogni modo, oggi tutto questo è esploso: tra social e intelligenze artificiali che sfornano risposte su richiesta, chiunque può improvvisarsi esperto di qualsiasi cosa, e ogni principio di autorità è saltato da un pezzo.
Allora, cosa possiamo farci?
Io credo che intanto sia importante essere consapevoli del fenomeno, conoscere le competenze e i limiti delle diverse figure professionali, e rivolgersi a quella corretta per il proprio problema.
E poi, in un mondo dove l’informazione è ovunque e ce n’è pure troppa, scegliere con cura chi ci informa. Testate affidabili, curatori validi, penne con un gusto personale. In generale chiunque ci metta intenzione, oltre che responsabilità, ogni volta che comunica.
Alla prossima settimana, bella!
Riccardo
❤️ Le cose che ho amato di più:
📺 Video – The Japanese Office (SNL)
Questa settimana non ho nulla di particolare di cui parlare. Finita la serie di Zerocalcare sono tornato a vedere the sopranos, nessun film particolare. Quindi mi limiterò a lasciare questa versione giapponese di The Office qui.
🎬 Il mio video di questa settimana:
Mi hanno invitato su Rai 1 a parlare di Ozempic
✍️ Citazione della settimana:
Noia, bias della negatività e ruminazione possono tutti portarci alla distrazione, ma un quarto fattore è forse il più crudele di tutti. L’adattamento edonico, la tendenza a tornare a un livello base di soddisfazione, indipendentemente da quello che ci succede, è l’amo che ci tende madre Natura. Tutti i tipi di eventi che pensiamo ci possano rendere più felici in realtà non lo fanno, o perlomeno non a lungo.
Come diventare Indistraibili – Nir Eyal
(Tornata a galla grazie a Readwise. Provatelo con questo link e sia io che voi avremo un mese gratuito extra!)

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