Hey, ciao!
Come sapete ogni tanto mi piace condividere i retroscena che governano il nostro Sistema Sanitario Nazionale, di cui noi medici di famiglia siamo, nostro malgrado, uno dei tasselli più importanti. Questa settimana in particolare ho ruminato parecchio su una cosa che mi tocca direttamente, quindi ve la racconto.
Negli ultimi anni la medicina generale ha progressivamente perso attrattività. I concorsi per il corso di formazione vanno sempre più deserti (e il fatto che nel 2026 si chiamino ancora “corsi” e non “specializzazioni” come tutti gli altri dovrebbe dirla lunga). Ma la cosa più preoccupante è che anche i giovani colleghi appena formati non si presentano ai concorsi per prendere l’incarico e cominciare a lavorare. Potrebbero iniziare già oggi a fare i medici di base, ma preferiscono invece ricominciare da capo in specialità, o fare dei master di nutrizione, o qualsiasi altra cosa. E c’è un motivo ed un nome preciso per questa ulteriore fuga, e si chiama: Ruolo unico.
In sostanza, con l’ultimo accordo nazionale è stato stabilito che un medico di base, oltre a gestire i suoi millecinquecento pazienti e tutto il resto, debba anche saldare un certo debito orario al servizio nelle neonate (e per ora deserte) Case della Comunità.
Due cose saltano all’occhio: la prima è che un medico inizia a lavorare e già è “in debito” con l’azienda sanitaria.
La seconda è che neanche loro sanno bene cosa farci fare in quelle ore. Si deciderà poi, regione per regione, azienda per azienda. Avremo decine di sistemi sanitari e di trattamenti diversi. Magari da una parte hai l’ambulatorio gratis e fai ambulatori diurni, dall’altra l’ambulatorio de lo paghi e fai pure le guardie notturne. La medicina generale diventa quindi la stagista che porta i caffè al Sistema Sanitario Nazionale.
Ah, tutto questo per ora vale solo per i nuovi assunti. Chi c’era prima del 2025 può tenersi il vecchio contratto. Indovinate quanti hanno fatto il passaggio volontario? Sotto il 5%. Neanche i sindacalisti che hanno firmato quell’accordo l’hanno fatto. Chi c’era prima si è aggrappato allo status quo. Chi viene dopo? Beh, spiace. Ognuno per sé e Dio per tutti.
Ma la storia non finisce qui. Insieme al ruolo unico sono cambiate anche le regole sull’associazionismo tra medici, anche per chi c’era prima. Vi faccio un riassunto veloce.
Negli ultimi trent’anni si è passati dalla medicina di rete (medici della stessa zona che condividevano i dati, con risultati spesso inesistenti) alla medicina di gruppo integrata (minimo tre medici nella stessa sede, gomito a gomito, con orari coordinati). Credo che quest’ultimo modello tutto sommato funzionasse meglio: i medici si sostituivano a vicenda, i pazienti trovavano sempre qualcuno. I gruppi erano piccoli, affiatati e snelli. Se non ti trovavi bene con un gruppo, potevi sempre cambiare, e l’adesione era comunque sempre volontaria. Se poi preferivi lavorare da solo, potevi farlo. Eri libero professionista, dopotutto.
Ecco, con l’ultimo accordo tutto questo sparisce. Le vecchie forme confluiscono in una struttura chiamata AFT (Aggregazione Funzionale Territoriale) che diventa obbligatoria. Non vuoi lavorare insieme agli altri? Non fai il medico di base. Non vuoi rinunciare alla libertà di decidere i tuoi orari? Non puoi lavorare.
Devo aprire l’ennesima parentesi, ma è l’ultima, promesso.
Storicamente la Medicina Generale è stata voluta “indipendente dai poteri forti” e quindi strutturata su modello libero professionale convenzionato. Vuol dire che ok, Stato, io ti do una mano, ma posso decidere quanti pazienti avere, dove lavorare, e in che orari farlo. Certo, mi pago da solo l’appartamento in cui lavorare, mi pago da solo il sostituto per le ferie, non ho diritto a malattia, alla gravidanza o al TFR e sono schiavo della Partita Iva. Però, porca miseria, almeno ho la mia autonomia decisionale. Ecco, rendiamoci conto che niente di tutto questo è più vero: sono costretto ad avere il massimo dei pazienti, a volte anche di più. Sono costretto ad aprire in zone molto precise dove c’è carenza e anche i miei orari vengono decisi da qualcun altro (ma continuo ad avere la partita iva e pagarmi ambulatorio, segretaria, sostituto, ferie e malattia senza TFR).
Veniamo alla mia situazione specifica: nella mia AFT siamo ventuno medici. Finora coprivamo a gruppi gli orari fino alle 19, ma ora dobbiamo garantire la copertura fino alle venti (non sia mai che non ci sia nessuno per segnarti la ricetta dell’OKI fino a quando apre la guardia medica). Nessuno vuole cambiare gli orari con cui si trovava bene da anni ovviamente, e soprattutto nessuno vuole lavorare fino alle 20 di venerdì sera e quindi si è deciso che verrà fatto a rotazione. Quattro medici per volta. E indovinate chi è stato sorteggiato per primo, mentre non era nemmeno presente alla riunione perché tornato a Roma dalla famiglia?
Ora, sarò esagerato io ma quest’ennesima perdita di libertà mi tiene sveglio la notte, e ho ristretto tutto a tre opzioni. La prima: Rimanere fermo, aggrapparmi allo status quo e rinunciare all’ultima briciola di indipendenza professionale che mi restava. Come si dice qui in Trentino: me la metto via. La seconda: spostarmi in un’altra zona e sperare in regole più sensate e colleghi più ragionevoli. In questo caso però sarei costretto anche a prendere il famoso Ruolo Unico che non vuole nessuno, e perderei anche dei trattamenti economici residuali che invece posso mantenere, almeno per ora. Oppure, terza opzione, licenziarmi e fare altro, perché la medicina generale non è l’unico posto dove mancano medici.
Voi cosa fareste?
Alla prossima settimana, bella!
Riccardo
✍️ Citazione della settimana:
Ma accogliere l’incertezza non significa rassegnarsi. Piuttosto, significa sviluppare fiducia nella nostra capacità di affrontare ciò che verrà. A tale proposito possiamo lasciarci guidare dai Colloqui con se stesso dell’imperatore Marco Aurelio: «Non preoccuparti del futuro. Lo affronterai, se necessario, con le stesse armi della ragione che oggi impieghi contro il presente».
Meditazione per comuni mortali – Oliver Burkeman
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