Hey, ciao!
Questa settimana mi è arrivato un messaggio da un’amica che mi diceva che “non se la sentiva di usare un farmaco sulla pelle”, riferendosi al Differin che consiglio nel mio video sulla skincare.
Le ho mandato un vocale cercando di spiegare meglio la questione dei retinoidi topici (a quanto pare due video non sono bastati) e tranquillizzandola del fatto che, ci mancherebbe, è il caso che sulla pelle applichi solo quello che la fa star serena.
Però questa storia mi ha fatto venir voglia di aprire un discorso più ampio.
La distinzione tra “farmaco” e “integratore” non è una distinzione scientifica. È una distinzione legislativa. Cambia da paese a paese, cambia nel tempo, e spesso non ci dice granché sulla reale pericolosità o sicurezza di una sostanza. Gli integratori, in particolare, racchiudono un’infinità di sostanza davvero molto lontane tra loro.
Prendiamo la melatonina. In Italia è un integratore, e possiamo comprarla su Amazon a pacchi da 10 senza pensarci due volte. Eppure è un ormone, e come tale agisce sul nostro organismo in maniera tutt’altro che banale. E infatti in praticamente ogni altro paese del mondo è un farmaco soggetto a prescrizione (da noi si trova quasi solo in compresse da 1mg e si confida che di solito le persone tendono a non trangugiare 10 compresse alla volta).
Il discorso del Differin invece è esattamente l’opposto. Un passo indietro: stiamo parlando di adapalene, un retinoide topico di terza generazione impiegato normalmente per trattare l’acne, ma nel farlo mostra delle spiccate proprietà di ringiovanimento e mantenimento della pelle che lo rende adatto all’utilizzo quotidiano nella cura cosmetica della pelle. Da noi è un farmaco su ricetta in fascia C, e quindi suona come “roba seria”. In Belgio e negli Stati Uniti invece lo trovi sugli scaffali proprio accanto al suo parente più debole, il retinolo, e te lo porti a casa senza consultare alcun medico (da noi in compenso non è possibile trovarlo al dosaggio superiore, 0,3%, se non associato anche ad antibiotico).
Stesse molecole, percezione completamente diversa. Il nostro senso di potenza o di sicurezza viene definito non dalla chimica della molecola, non dal suo utilizzo, non dalla nostra conoscenza o meno del suo impiego corretto… ma dall’etichetta sul flacone. E anche la nostra paura non viene decisa dalle caratteristiche di quel farmaco, ma dal tipo di norme di marketing sono state decise per esso. L’integratore rimane quella cosa che “boh, magari non mi fa niente, ma almeno non fa male” ma, come abbimo appena visto, nemmeno questo è del tutto vero.
Alla prossima settimana, bella!
Riccardo
PS: ad ogni modo, se il Differin proprio non convince, il retinolo è un’alternativa concreta. Fa circa l’80% del lavoro, è inserito in qualsiasi linea cosmetica, e ha anch’esso una buona base di evidenza per il rinnovamento cutaneo. Si perde qualche effetto accessorio rispetto ai retinoidi più potenti come la tretinoina, ma per la maggior parte delle persone è più che sufficiente. Va messo la sera, e non ci sono controindicazioni particolari nemmeno d’estate.
PPS: nel caso in cui per qualche motivo vi interessasse, io ormai da più di un anno uso la tretinoina. E’la molecola di riferimento su cui sono stati dimostrati praticamente tutti gli effetti più importanti, sugli altri chissà.
❤️ Le cose che ho amato di più:
🎮 Videogioco – Slay the Spire II (uscita anticipata su Steam)
Il mio gioco più atteso del 2025 era un gioco indie, Silksong, mentre il gioco più atteso del 2026… Beh no, quest’anno dovrebbe uscire GTA 6 finalmente. Però al secondo posto ci metto Slay the Spire II. Il predecessore ha inventato un nuovo genere mescolando elementi roguelike e deckbuilding generando un gioco semplice eppure entusiasmante, facilmente trasportabile su qualsiasi piattaforma (da pc a console passando pure per Switch, tablet e telefoni). Si sceglie un personaggio di partenza tra i 4 disponibili e si affronta la salita verso una montagna irta di incognite e incontri con dei mostri, contro i quali si combatte tramite le proprie “carte”, ossia i propri attacchi e difese. Questo titolo si lascia giocare e rigiocare centinaia di volte, eppure ogni volta c’è qualcosa di diverso da affrontare. In qualche modo si riesce a posizionare in quel mezzo adatto sia a quando vuoi una cosa semplice per staccare la testa, sia una sfida più impegnativa per metterti alla prova.
🎬 Serie TV – One Piece, stagione 2 (Netflix)
One Piece è uno dei manga giapponesi più longevi e famosi di sempre: è iniziato nel 1997 e va tutt’ora avanti (anche se pare che finalmente vada verso la conclusione del suo ultimo ciclo narrativo). Raccolse un po’ l’eredità da Dragon Ball che era terminato solo un paio d’anni prima e si affermò come lo shonen più importante di tutti (Shonen = fumetto per ragazzi, maschi, adolescenti. Strutturato come un romanzo di crescita in cui il protagonista fa un viaggio diventanto via via sempre più forte e più maturo). Dopo il cartone animato, e la serie di carte da collezionare che ha raggiunto valutazioni incredibili e seconde solo a quelle di Magic e di Pokemon, è arrivato questo live action che vuole riportare l’universo di Eichiro Oda, l’autore, nella realtà. Il casting è stato minuzioso e attento, così come le scenografie, i costumi, addirittura le riprese riprendono le angolature delle vignette più iconiche. Insomma, è davvero una delle trasposizioni più fedeli, appassiante e rispettose che abbia mai visto. Talmente fedele che può risultare persino pedissequo a tratti. Ma di fondo a me rimane sempre una domanda, la stessa quando annunciano il nuovo live action della Disney: ce n’era veramente bisogno?
🎬 Il mio video di questa settimana:
Un video un po’ atipico stavolta, è una registrazione non editata di un incontro pubblico a cui sono stato invitato in una biblioteca locale. Eravamo 30-50 persone, è stato un botta e risposta continuo e io perlomeno mi sono divertito molto.
Riflessioni Salutari – Incontro a Mori (TN) 20/03/2026
✍️ Citazione della settimana:
La verità che fa da sfondo a tutto questo è da ricercare nell’oscuro suggerimento di Heidegger, e cioè che non abbiamo tempo, ma che SIAMO tempo. Non avremo mai la meglio sui momenti della nostra vita perché quei momenti sono la nostra essenza.
“Come fare per avere più tempo?: Time management per comuni mortali“, Oliver Burkeman (meglio conosciuto col suo titolo originale: 4000 settimane)
(Tornata a galla grazie a Readwise. Provatelo con questo link e sia io che voi avremo un mese gratuito extra!)

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