I tre gradi di errore quando ci si rivolge al medico di base

Hey, ciao!

Questa settimana voglio parlarvi di una cosa che mi capita quotidianamente in ambulatorio e che, sinceramente, mi fa riflettere parecchio sul rapporto tra medici di base e pazienti.

Come dovrebbe funzionare (nel mondo ideale)

Il modo corretto sarebbe questo: si prende un appuntamento, si viene in ambulatorio, dopo un saluto e magari due chiacchiere, si espone il problema. Si racconta qual è la propria esigenza, magari guidati dalle domande del professionista, e alla fine si valuta insieme il percorso migliore. Semplice, no?

Peccato che viviamo in un sistema sanitario con un’anomalia stranissima: il medico di base che fa da trascrittore per abilitare la sanità privata. E qui cominciano i problemi.

Primo grado: lo specialista prima del medico

Molte persone nemmeno ci vengono a parlare con noi. Pensano: “mi fa male il ginocchio, vado dall’ortopedico che è l’esperto, perché dovrei perdere tempo col tuttologo?” E quindi mi scrivono direttamente, di solito per email: “Mi serve una visita dall’ortopedico.” I più gentili almeno aggiungono il motivo.

Credo che la maggior parte dei miei colleghi a questo punto fa quello che viene chiesto e pace, si chiude lì che da fare ce n’è già abbastanza. In fondo, se al paziente non interessa la mia opinione, chi sono io per insistere a darla?

Secondo grado: il retroattivo

Ancora più comune: lo specialista privato l’hanno già visto e già pagato (200 euro), e ha prescritto una risonanza. E qui torna il paziente da me, perché per qualche motivo lo specialista se lo può pagare, ma la risonanza no. Richiede la mia attenzione su un problema di cui io sono totalmente inconsapevole e che non abbiamo mai discusso insieme, chiedendomi l’impegnativa per un esame di cui non posso valutarne l’appropriatezza. E mi raccomando, urgente (non ho mai sentito nessuno dirmi “mi faccia un’impegnativa, senza fretta, con la priorità che ritiene più opportuna per il mio problema”. Mai.)

Il sistema purtroppo permette che io possa ricopiare decisioni prese da altri per situazioni che magari nemmeno conosco. Non è l’eccezione, è la norma quotidiana. Forse la maggioranza delle cose che facciamo. Se si eliminasse questa possibilità, il sistema sanitario crollerebbe in 30 minuti.

Terzo grado: il condono

Questa è la modalità peggiore, quella veramente offensiva. Quella che io chiamo “condono”.

“Dottore, due settimane fa sono stato male e non sono andato al lavoro. Ora mi chiedono il certificato, me lo fa?”

Oppure: il fisioterapista consiglia i plantari, il paziente li va a fare, li paga e li ritira pure, ma al momento della fattura “ah ma serve la ricetta del medico”. Quindi si va dal medico per il pezzo di carta retroattivo “così risulta tutto a posto”.

Insomma, veniamo chiamati a cose fatte per mettere un timbro che renda legale quello che fino a un minuto prima non lo era. Come se una prestazione sanitaria fosse un pacco di biscotti al supermercato.

A questo punto mi chiedo: è questo che le persone vogliono davvero? C’è sempre più ricorso al privato, sempre più esigenza di privato. Stiamo mettendo un argine a qualcosa che in fondo la gente non vuole?

Ho sentito moltissimi colleghi ripetere (da anni!): “Ah, ma quando crollerà tutto e arriverà il sistema privato all’americana se ne accorgeranno”. Ma io penso: o facciamo un lavoro vero per far capire come funzionano le cose nel nostro paese, oppure smettiamo di combattere coi mulini a vento, acceleriamo questa caduta e prendiamoci tutti le conseguenze.

Non lo so. Voi cosa ne pensate? Rispondete pure a questa mail, mi farebbe piacere sapere la vostra.

Alla prossima settimana, bella!

Riccardo

❤️ Le cose che ho amato di più:

📺 Video – How To Fix Your Attention Span (Before It’s Too Late)

Questo video è corto (4 minuti), denso, sintetico, operativo. Non capitano spesso (e infatti ha fatto 2 milioni di views). Però subito dopo averlo visto ho pensato “beh, oh. Molte di queste cose le faccio già, non sto messo poi così male”. Sulla scia dei due consigli ve ne aggiungo un paio che seguo ormai da anni e mi hanno aiutato un sacco. 1) Prenditi cura delle app del tuo telefono, non lasciare che si accumulino icone. Pulisci le app che non hai mai aperto in vita tua, metti in prima pagina quelle che VUOI usare (calendario, promemoria, note…) e togli dalla vista quelle che non vuoi usare ma non sei pronto a disinstallare (instagram, TikTok…). Costringiti perlomeno a doverle cerare ogni volta. 2) Recupera una vecchia sveglia analogica e TOGLI IL TELEFONO DAL COMODINO. Mettici un libro (o un kindle).

✍️ Citazione della settimana:

Quando accetteremo davvero che siamo senza alcun dubbio destinati a perderci gran parte delle possibilità offerte dal mondo, il problema smetterà di sussistere. Ci concentreremo sul goderci al meglio la piccola fetta di esperienze che il tempo ci concede e saremo più liberi di scegliere cosa conta davvero.

Come fare per avere più tempo? Time management per comuni mortali”, Oliver Burkeman

(qui in versione cartacea, con altro titolo: “4000 ore alla settimana” che sarebbe quello giusto poi)

(Tornata a galla grazie a Readwise. Provatelo con questo link e sia io che voi avremo un mese gratuito extra!)

Avatar RiccardoFP

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