Una volta il medico veniva sempre a casa

Hey, ciao!

Non so in altre regioni, ma qui da me queste ultime settimane sono state un delirio. Virus stagionali ovunque, qualche caso di influenza, forse anche qualche Covid (ma chi li fa più i tamponi?). Quindi una tonnellata di certificati INPS da fare ogni giorno e come sempre, in mezzo a tutto questo casino, una valanga di richieste di visite domiciliari.

“Dottore, ho la febbre da ieri ma non me la sento di uscire.”
“Ho mal di schiena può venire a casa?”
“Mia figlia ha la tosse, passa lei?”

E, quando spiego che non posso, arriva puntuale il: “Il mio vecchio medico veniva sempre a casa quando avevo bisogno”.
A volte questo è seguito anche da: “Allora se non viene lo farò presente alle autorità competenti”.
E se pensate che questo scenario sia raro sappiate che ho sentito queste parole ben due volte. Solo questa settimana.

Quindi lasciatemi spiegare con calma il nostro punto di vista almeno a voi, che avete accettato di leggermi.

Quando il nostro contratto nazionale dice che la visita domiciliare è prevista per pazienti “non trasportabili”, non intende per quelli che “non me la sento di uscire”, che “non ho la macchina” o “non ho nessuno che mi accompagni”.
Intende persone che rischiano di peggiorare se escono di casa e che per spostarsi avrebbero bisogno di un’ambulanza.

Non avete idea di quante volte ho sentito la frase “Allora se NON VIENE LEI a casa, VADO IO in pronto soccorso”. Premesso che questa specie di ricatto dimostra solo la pochezza di alcune persone, il concetto è proprio che se puoi andare in pronto soccorso senza un’ambulanza, allora puoi venire anche da me.

Ecco, sono ormai decenni (30 anni?) che il nostro contratto nazionale prevede solo queste domiciliari qui: quelle per le persone allettate la cui unica alternativa per essere valutate da un medico sarebbe chiamare un’ambulanza (e in alcuni casi conviene farlo: la discrezione rimane del medico).
Non siamo pagati per tutte le altre ,che quindi possono essere fatte in regime libero professionale (cioè, a pagamento) oppure a titolo di volontariato, per buon cuore, per vocazione, come favore personale… o come altro preferite definirlo.

Ma allora perché resiste ancora questo mito del medico che veniva sempre a casa, e dovrebbe ancora farlo? Me lo sono chiesto a lungo, perchè da quando conosco io la medicina territoriale (circa 15 anni) la situazione è sempre stata questa.

Poi ho scoperto che prima era davvero così.

Negli anni ’70 e ‘80 il medico di base aveva 700-800 pazienti, non 1500-1800 come oggi. Non esistevano ricette elettroniche, piani terapeutici online, certificazioni digitali. Non erano reperibilli h24 con un telefono cellulare, non ricevevano 30 email al giorno, non avevano le chat di whatsapp. Inoltre, brutto a dirsi (o forse bello?), si sopravviveva a meno tumori e altre patologie croniche, quindi gli anziani ad alta intensità di cura non erano tanti come oggi.

E poi non c’era la guardia medica strutturata, né il 118 organizzato come adesso. Il medico del territorio era il punto di riferimento anche per le urgenze e poteva permettersi di venire a casa anche per una febbre. Non perché fosse scritto che dovesse farlo, ma perché il sistema glielo permetteva materialmente, e veniva pure remunerato a parte (un po’ come succede ancora in Francia ed in Germania).

Considerate che una dominciliare prende circa un’ora del mio tempo tra spostamenti e tutto. In quel tempo posso vedere 4 persone in ambulatorio o smaltire circa 20 email. Se dovessi fare visite domiciliari per tutti quelli che hanno la febbre in questo periodo, quante persone servirei ogni giorno? 6? Attualmente ne servo più di 10 volte quel numero, e anche più di 100 al giorno in effetti, nelle giornate buone. E a volte non riesco nemmeno a fare il giro. Se dovessi anche andare a vedere a casa ogni persona “con la tosse forte” credo che il sistema collasserebbe in una settimana.

Ho la sensazione che le aspettative delle persone siano rimaste ferme a 40 anni fa, in una sorta di nostalgia fittizia dei bei tempi andati, mentre il sistema sanitario è andato avanti. O meglio, è sopravvissuto come ha potuto.

E ci si ritrova costantemente a scontrarsi con queste aspettative: noi stiamo cercando di tenere in piedi un Sistema Sanitario che sia universale, ma tutti lo vorrebbero premium. E gratis.

Io non dico di dovervi studiare il nostro contratto, ma cercate almeno di capire che se non veniamo a casa non è perché non ci importa, ma perché cerchiamo di esserci per tutti quelli che hanno bisogno.

Alla prossima settimana, bella!

Riccardo

✍️ Citazione della settimana:

Il mio consiglio è procedere per piccoli test. Provate per qualche mese a fare il tipo di vita che desiderate, ma lasciatevi una via d’uscita, siate aperti alla concreta possibilità che, una volta provata, quella vita non vi piaccia affatto… Il miglior libro su questo argomento è Stumbling on Happiness, di Daniel Gilbert.

Tim Ferriss, Il segreto dei Giganti

(Tornata a galla grazie a Readwise. Provatelo con questo link e sia io che voi avremo un mese gratuito extra!)

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