Da un convegno di cardiologi

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Ormai quasi due settimane mi avevano invitato ad un convegno di cardiologia ospitato da Novo Nordisk. Due cose che vale la pena raccontarvi.

La prima: sta per arrivare in Italia il dosaggio da 7,2 mg di semaglutide

E’ un bel salto rispetto al dosaggio massimo attuale, 2,4 mg. Il dosaggio è stato già approvato per l’utilizzo, cioè si potrebbe già fare con penne multiple, ma dovrebbero commercializzare la relativa penna apposita a breve.

Il costo dovrebbe essere simile a Mounjaro 15 mg (sui 600€ ?), ma anche l’efficacia si avvicina: circa 21% di perdita di peso in media, contro il 23% di tirzepatide. Ci sarà da parlare a lungo delle implicazioni di tutto questo, ma per ora teniamolo a mente.

La seconda è quella che mi ha colpito di più, ed era il vero tema del convegno: la semaglutide a 2,4 mg offre una cardioprotezione incredibile.

Gli studi dimostrano una riduzione del rischio cardiovascolare del 20%, e con un livello di evidenza elevatissimo ( IIa, cioè solo un gradino sotto al livello I. Vi assicuro che abbiamo davvero poche poche poche evidenze di livello I ). E non parliamo solo di eventi ischemici: scompenso cardiaco, fibrillazione atriale, tutto. Una protezione a tutto tondo, i cui meccanismi biologici non sono ancora del tutto chiari.

E qui viene la parte davvero interessante: questo effetto è stato osservato già dopo circa 20 giorni dall’inizio della terapia. Venti giorni. Il calo di peso significativo arriva mesi dopo. Questo vuol dire che la cardioprotezone non è semplicemente la conseguenza del dimagrimento o del miglior controllo glicemico: c’è qualcosa d’altro che succede, indipendentemente.

Per i cardiologi è stato un cambio di paradigma. L’obesità è da sempre la quarta causa di malattia cardiovascolare, ma fino ad oggi veniva affrontata con una pacca sulla spalla all’uscita dall’ambulatorio: “si muova di più e mangi meno”. Nessun trattamento farmacologico davvero efficace. Ora esiste.

Una precisazione importante: questo effetto è stato dimostrato con semaglutide, che ha un profilo biologico diverso da tirzepatide. Non è automatico che valga anche per quest’ultima, anche se ci sono buone ragioni per aspettarselo. Gli studi ci diranno.

Lo studio di riferimento, è il SELECT ( questo ): se vi interessa vi consiglio di darlo in pasto a notebookLM e chiedergli di creare un podcast in cui due voci chiacchierano e ve lo riassumono. Io ogni tanto faccio così quando non ho tempo o voglia di leggere qualche documento, e me lo sento mentre vado a correre.

Siamo in un momento in cui questi farmaci continuano a sorprenderci, ogni volta con qualcosa di nuovo. E io continuo a trovarlo straordinario.

Avatar Riccardo FP